22 Ottobre 2021

Food-delivery e salute: due binari paralleli

È ormai chiaro a tutti che nell’ultimo anno le abitudini di vita di ognuno di noi siano mutate profondamente, sotto vari punti di vista. A risentirne non sono stati solamente i rapporti umani, ormai sempre più virtuali, ma sono cambiatinumerosi usi e costumi che mai, in epoca ante-covid, avremmo pensato potessero evolvere così rapidamente.

In particolare, il periodo di emergenza che stiamo vivendo ha favorito un aumento del servizio di food-delivery, vero e proprio fenomeno del 2020, che si è radicato nella vita quotidiana di tutti noi attraverso l’utilizzo di piattaforme di e-commerce dedicate. Le limitazioni della libertà cui siamo stati soggetti hanno fatto da trampolino di lancio per il successo di questo settore in rapidissima crescita. Impossibilitate a recarsi al ristorante per consumare ai tavoli, volendo limitare le uscite temendo il rischio di contagio dal virus, ma anche spinte dalla noia di un weekend forzatamente in casa o dalla comodità per il sempre più utilizzato smart-working, numerose persone sono state attratte dalla possibilità di vedersi consegnate agevolmente a casa una grande varietà di pietanze.
Questa possibilità, com’è facile immaginare, ha coinciso con un aumento del consumo di cibi elaborati, poco salutari, molto conditi e ad alto contenuto di sale e grassi, spesso da parte di adolescenti. Durante il lockdown, infatti, è stato osservato un aumento di appetito in circa un terzo della popolazione italiana, soprattutto tra i più giovani (Di Renzo et al. 2020).

Ma cosa viene ordinato prevalentemente? Al primo posto vi è la pizza, seguita da hamburger e sushi, ma non mancano gelati e dolci. Il consumo di questi alimenti è ormai globalmente considerato uno dei fattori determinanti nell’aumento di condizioni come l’obesità e di conseguenza delle malattie croniche ad essa correlate: diabete e malattie cardiovascolari. Numerosi studi sono stati condotti negli ultimi 20 anni e ormai appare chiaro che ci troviamo in presenza di una vera e propria epidemia di obesità e sovrappeso: basti pensare che negli USA, circa il 40% degli adulti e il 20% dei minori sono affetti da obesità (Hales CM et al. 2016). Questi dati sono sicuramente allarmanti considerando che la maggioranza degli utilizzatori delle app di food-delivery sono giovani la cui età è compresa nella fascia 19-29 (Zion A. et al. 2019). Un dettaglio interessante, infine, è emerso da uno studio di coorte condotto in Francia sulle abitudini alimentari di circa 105mila persone. È stato evidenziato come le persone che in partenza erano affette da patologie croniche quali dislipidemia, diabete o ipertensione erano meno avvezze a fare consumo di cibi ultra-trasformati. Segno che chi si considera “sano” è più portato a concedersi libertà alimentari che però col tempo possono rivelarsi dannose, facendo sì che si perda l’eventuale vantaggio di cui si godeva in partenza.

Dr. Cirillo Luigi

Dr. Fusco Giovanni Maria

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