17 Novembre 2025

MOVEMBER 2025: con la giusta prevenzione, il cancro ti fa un baffo!

La salute maschile, ancora oggi, è un tema su cui pesa un forte tabù.
Molti uomini parlano poco dei propri problemi, rimandano controlli importanti e spesso ignorano segnali che meriterebbero attenzione. Movember nasce proprio per cambiare questa cultura. 

 

Cos’è il Movember? 

Ogni novembre, in tutto il mondo, prende vita il Movember: un movimento dedicato alla sensibilizzazione sul tumore della prostata, del testicolo e, più in generale, sulla salute degli uomini. Durante il Movember – che prende il nome dalla fusione delle parole inglesi “moustache” (baffi) e “november” (novembre) – gli uomini partecipanti si fanno crescere i baffi come simbolo di consapevolezza e diffusione della cultura della prevenzione: un modo per aprire conversazioni, rompere il silenzio e portare il tema della prevenzione lì dove spesso non trova spazio. 

 

Cancro alla prostata: perché dobbiamo parlarne di più 

In Italia il tumore alla prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Solo nel 2024 sono stati registrati circa 40.192 nuovi casi e quasi mezzo milione di italiani (485.000) convive oggi con una diagnosi: rappresenta quasi 1 tumore su 5 (il 18%) tra quelli maschili. 

Nonostante questi dati, 1 uomo su 4 non si è mai sottoposto a una visita urologica. Questo grande gap tra rischio reale e comportamenti preventivi è una delle sfide più urgenti da affrontare. 

 

Perché aumentano i casi di tumore? 

I fattori sono molteplici. Alcuni non sono modificabili, come l’età: vivendo più a lungo, aumentano anche i tumori tipici dell’invecchiamento. Altri, ancora più insidiosi, hanno a che fare con le nostre scelte di vita quotidiana: sedentarietà, dipendenza dal fumo, alimentazione sbilanciata e obesità sono tra le principali cause di aumento del rischio di cancro.Oggi sappiamo che un’alimentazione scorretta incide per circa il 35% sull’insorgenza dei tumori, mentre la dieta mediterranea riduce del 10% la mortalità complessiva. A questo si aggiunge un fattore ambientale: l’inquinamento, che continua a rappresentare un rischio significativo e difficile da contenere, soprattutto nelle grandi aree urbane. 

Parallelamente, l’aumento delle diagnosi è anche il risultato di un miglioramento positivo: oggi disponiamo di strumenti diagnostici più sofisticati, capaci di individuare tumori in fase molto precoce, che in passato sarebbero rimasti invisibili. Ma questa possibilità resta efficace solo se utilizzata.

In Italia, infatti, troppi uomini rinunciano ancora ai programmi di screening gratuiti, nonostante siano fondamentali per intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali e aumentare in modo significativo le probabilità di guarigione. Promuovere l’adesione agli screening salvavita è quindi una priorità assoluta. 

 

L’importanza della diagnosi precoce 

A partire dai 50 anni, o dai 45 in caso di familiarità, è fondamentale effettuare una visita urologica di controllo almeno una volta all’anno. Lo screening, tramite visita e dosaggio del PSA, consente di diagnosticare la maggior parte dei tumori della prostata prima dello sviluppo dei sintomi, e di agire così per tempo. 

L’ Antigene Prostatico Specifico (PSA) è una proteina analizzabile nel sangue, prodotta esclusivamente dalla prostata, che può essere usata come indicatore di malattie prostatiche. Il PSA è un campanello d’allarme utile, ma da solo non basta: deve sempre essere interpretato dallo specialista, insieme alla visita e agli altri esami di approfondimento. 

 

Se in famiglia c’è un precedente, proteggiti prima 

La familiarità è tra i principali fattori di rischio.
Riguarda il concentrarsi di più casi di tumore in una stessa famiglia, associato a fattori ambientali, comportamenti e stili di vita, che potrebbe anche derivare da un difetto genetico non ancora noto.

Uno studio svedese dell’Università di Umea e Lunde, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, ha analizzato oltre 50.000 persone con fratello e/o  padre malati di tumore della prostata. Ecco cosa è emerso: 

Per questo nei soggetti con familiarità per cancro della prostata o della mammella, è necessaria prevenzione a partire dai 45 anni, con controlli ad intervalli più frequenti, ogni 6 mesi. 

 

Fare prevenzione vuol dire prendersi cura di sé, ogni giorno 

La prevenzione non riguarda solo una visita o un controllo medico periodico. È uno stile di vita che si costruisce giorno dopo giorno: l’attività fisica, l’alimentazione, il tempo libero, la sessualità, come il lavoro, sono tutti elementi che, se in equilibrio, contribuiscono in modo attivo al nostro benessere quotidiano e riducono il rischio di ammalarci.

In questo percorso, Fondazione PRO rappresenta un alleato concreto per la salute maschile. Da anni promuoviamo una cultura della prevenzione accessibile, portando specialisti, informazione scientifica e screening gratuiti direttamente tra le persone, nelle aziende e nelle piazze con l’Unità Urologica Mobile. Un modello di prevenzione di prossimità che aiuta gli uomini a superare paure, resistenze e imbarazzi, rendendo più semplice compiere quei passi fondamentali per proteggere la propria salute.

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