Le feste non sono ancora cominciate e stai già pensando ai chili che dovrai smaltire dopo le abbuffate natalizie? Non sei l’unico. In un modo o nell’altro, arriva sempre per tutti, chi più e chi meno, quel momento dell’anno – che sia dopo le festività o prima delle ferie estive – in cui si avverte l’impellente bisogno di perdere i chili di troppo, che sia con pasti arbitrariamente saltati o drastiche diete fai da te. Questo comportamento è il risultato della cosiddetta “Diet Culture” o “cultura della dieta”: un fenomeno profondamente radicato nella società contemporanea, descritto dalla ricercatrice britannica Nadia Craddock come l’insieme di aspettative sociali che ci impongono un unico modo di apparire, mangiare e vivere, facendo credere che il nostro valore personale dipenda esclusivamente dall’aspetto del nostro corpo.
La cultura della dieta, oggi sempre più diffusa tra gli uomini, è il frutto di un’esposizione continua ai media e ai nuovi canoni estetici da essi promossi, spesso difficili da raggiungere.
Mentre in passato l’ideale di bellezza maschile riguardava un corpo più robusto e naturale, negli ultimi anni fa riferimento a un fisico possente, definito e in forma, associato a un’immagine di benessere, che inevitabilmente influenza il rapporto dell’uomo con il cibo e con la propria mascolinità. Sono stati condotti numerosi studi nel campo della salute maschile e della sua costruzione mediatica, i quali hanno dimostrato una visione egemonica diffusa del concetto di mascolinità: in un’analisi del 2007 pubblicata sulla rivista americana Men’s Health, ad esempio, tra i temi associati allo stile di vita del “maschio” rientrano l’invito diffuso a “bruciare grassi e costruire massa muscolare”.
Nel corso del tempo, la comunicazione dell’industria dei prodotti dietetici ha adattato il proprio messaggio, spostando l’attenzione dall’aspetto fisico a ideali salutisti, di benessere fisico e mentale. Questo però non fa che stimolare l’errore di associare salute e magrezza come se fossero la stessa cosa: connessione che può avere ripercussioni fortemente negative sullo stile di vita delle persone, sul proprio rapporto con il cibo e l’attività fisica, sulla percezione della propria immagine e sulla propria salute mentale.
Nel seguente articolo, andremo a fondo sulle conseguenze nocive della Diet Culture per il benessere fisico e mentale dell’uomo, per poi capire quali sono le abitudini alimentari realmente benefiche per la salute e la qualità della vita della popolazione maschile.
Le pressioni sociali e culturali associate alla Diet Culture hanno una forte influenza sulla salute degli uomini, in particolar modo su quella mentale. L’ossessione per l’aspetto fisico, il peso e la forma corporea può alimentare ansia, stress e bassa autostima, generando emozioni negative come paura, vergogna e senso di colpa per le scelte alimentari. Uno studio psicologico condotto nel 2015 da Rodgers e colleghi ha evidenziato come gli uomini, esposti a pubblicità televisive che promuovono ideali di corpi maschili “perfetti”, tendano a sviluppare maggiore insoddisfazione corporea e sintomi di depressione, soprattutto riguardo alla propria forma fisica e muscolatura. Questa condizione è ulteriormente complicata dalla presenza diffusa e persistente, tra gli uomini, dello stigma della salute mentale, che li porta a chiedere aiuto meno frequentemente rispetto alle donne, rendendo più difficile affrontare e trattare il problema.
La cultura della dieta può poi incentivare abitudini alimentari limitanti e compulsive – legate, ad esempio, al consumo esclusivo di cibi a basso contenuto calorico – e comportamenti compulsivi per quanto riguarda l’attività fisica, che viene percepita come una punizione.
Nel marchiare, inoltre, alcuni cibi e comportamenti come “buoni” e “cattivi”, la Diet Culture inoltre innesca nelle persone un senso di sconfitta nel momento in cui non risultano in grado di rispettare i dogmi dettati da questa cultura. Secondo la National Eating Disorders Association (NEDA), il pregiudizio sul peso alimentato dalla Diet Culture può aumentare l’insoddisfazione del corpo e quindi il rischio di sviluppare un disturbo alimentare.
Per arginare i messaggi dannosi della Diet Culture, risulta necessario un cambio di paradigma volto a ridefinire le concezioni e le abitudini legate all’alimentazione e alla mascolinità in un modo che sia più sano ed inclusivo. Questo implica la promozione di un’attività fisica responsabile, la valorizzazione dei fisici di tutte le taglie (la cosiddetta “body positivity”) e una visione corretta della dieta: non intesa come restrizione, ma come “regime di vita equilibrato” e personalizzato in base al soggetto, in grado di appagare i sensi e rispettare le tradizioni culturali e i ritmi giornalieri di ogni individuo.
A dispetto di una visione basata sul peso normativo, che pone l’accento sull’importanza della corretta gestione del peso per una buona salute, è importante favorire un approccio olistico del peso, che concepisce il “benessere” come frutto di un insieme variegato di fattori e scelte, non esclusivamente legate all’alimentazione.
È inoltre fondamentale promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione che abbattano stereotipi e stigma riguardanti la salute mentale maschile, e portino invece a normalizzare conversazioni sui problemi psicologici ed emotivi legati alla percezione del corpo e all’alimentazione, indirizzando gli uomini a professionisti del settore in caso di necessità.