Nell’era dei social media, le informazioni sono a portata di clic: articoli, video, post su Facebook, Instagram, TikTok o X ci promettono risposte immediate a dubbi di salute e benessere.
Secondo l’Eurobarometro 2024, il 42% degli italiani legge almeno una volta al mese contenuti sanitari sui social network. Una rivoluzione che ha cambiato il nostro modo di informarci: non più solo spettatori passivi dei media tradizionali, ma protagonisti che interagiscono, commentano e condividono.
Questo fenomeno apre a grandi opportunità di divulgazione, ma anche a un rischio enorme e concreto: la diffusione di fake news e disinformazione medica. I dati del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (2024) sono chiari: oltre il 55% delle informazioni sanitarie reperibili online risulta impreciso o fuorviante. Un numero che preoccupa, perché la cattiva informazione in ambito medico può causare errori, ritardi diagnostici, terapie inappropriate e in certi casi veri e propri danni alla salute.
Ecco perché è fondamentale saperla individuare ed evitarla.
In questo articolo, vi aiuteremo a capire come nasce e si evolve la disinformazione in ambito medico-sanitario, per poterla combattere efficacemente prima che si trasformi in azione, ovvero in scelte di salute sbagliate.
La disinformazione sanitaria è la diffusione di informazioni inesatte, parziali o prive di basi scientifiche, che riguarda trattamenti, prevenzione, stili di vita o malattie.
L’OMS parla di infodemia: un “eccesso di informazioni”, spesso non verificate, che ostacola l’accesso a fonti affidabili e rende più difficile prendere decisioni corrette sulla salute. Questo fenomeno riguarda anche l’Italia, dove l’adesione a cure e programmi di prevenzione può essere ostacolata da notizie false o distorte.
Gli esempi sono purtroppo numerosi: “cure miracolose” per malattie gravi, teorie complottiste su vaccini o trattamenti medici, regimi alimentari estremi, prodotti che promettono di fermare l’invecchiamento o integratori capaci di risolvere qualsiasi problema. Spesso questi contenuti sembrano credibili, vengono condivisi da amici o influencer seguitissimi, ma non poggiano su alcuna prova scientifica.
Come sottolineato anche dalla rivista The Lancet, la disinformazione è ormai utilizzata persino come strumento per screditare scienziati e professionisti sanitari, con effetti devastanti sulla salute pubblica.
La disinformazione si diffonde online più velocemente della verità, per vari motivi.
Innanzitutto, i social amplificano tutto ciò che genera interazione. Contenuti che fanno leva su emozioni forti – paura, speranza, indignazione – hanno molte più probabilità di diventare virali rispetto a un documento tecnico e accurato.
Inoltre, gli algoritmi tendono a mostrarci messaggi simili a quelli che abbiamo già letto, creando le cosiddette “camere dell’eco”, che rinforzano le nostre convinzioni.
A questo si aggiunge la complessità del linguaggio scientifico, spesso difficile da interpretare per chi non ha una formazione specifica, e l’assenza di regole chiare: chiunque può pubblicare informazioni sanitarie online, anche senza competenze, senza controlli e senza obbligo di citare fonti.
Tutto ciò porta con sé numerosi rischi, come: scelte di salute sbagliate e potenzialmente pericolose, interruzione di terapie prescritte, ritardi nelle diagnosi,
diffusione di malattie, nonché una crescente e generalizzata sfiducia nei medici e nelle istituzioni.
Come riconoscere le fake news sulla salute
Non sempre è facile distinguere il vero dal falso, ma ci sono alcuni campanelli d’allarme utili:
Informazioni non aggiornate: in medicina le evidenze cambiano; articoli vecchi possono essere superati.
Come proteggersi dalla disinformazione
La regola d’oro è verificare sempre. Controlla le informazioni confrontandole con fonti istituzionali come il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità o l’Organizzazione Mondiale della Sanità. In caso di dubbi, il passo successivo è semplice ma essenziale: chiedere il parere del proprio medico o di un professionista qualificato.
Allo stesso modo, quando trovi un contenuto sospetto, evita di condividerlo. Segnalalo, e piuttosto contribuisci a diffondere fonti affidabili. Combattere la disinformazione significa anche fare ognuno la propria parte.
Il ruolo di istituzioni e medici
Le piattaforme social possono creare “camere dell’eco” che rafforzano opinioni errate su argomenti legati alla salute. Per questo anche l’OMS e la Commissione Europea stanno lavorando a sistemi di monitoraggio della disinformazione e a strategie di comunicazione più trasparenti.
Anche i medici, dal canto loro, hanno un ruolo chiave: ascoltare i dubbi dei pazienti, riconoscere i vuoti informativi e offrire spiegazioni chiare. La sfida non è solo smentire le bufale, ma costruire fiducia e comunicare in modo accessibile.
L’impegno di Fondazione PRO
In Fondazione PRO siamo convinti che la salute non si tuteli soltanto con la prevenzione clinica, ma anche con un’informazione corretta e accessibile a tutti. Per questo ci impegniamo ogni giorno a diffondere contenuti basati sulle evidenze scientifiche, a smontare bufale e falsi miti sulla salute maschile e a sensibilizzare sull’importanza della prevenzione.
Come ha ricordato anche la rivista The Lancet: “La disinformazione non è un fastidio accademico, ma una minaccia sociale. Solo se la riconosciamo e agiamo proporzionalmente possiamo proteggere la salute pubblica”.
Internet può essere un valido punto di partenza per informarsi, ma non potrà mai sostituire la visita clinica né il confronto diretto con un professionista. Prima di fidarti di ciò che leggi, chiediti sempre: Chi lo dice? Quali prove porta? Quando è stato pubblicato? Diffida delle promesse semplicistiche e confrontati sempre con il tuo medico di fiducia. È l’unico modo per avere informazioni sicure, personalizzate e davvero utili alla tua salute.
Vuoi saperne di più sull’argomento? Segui il nostro talk show
Di disinformazione medica, fake news e dei rischi legati a un’informazione scorretta parleremo in modo ancora più approfondito durante l’evento “Longevità? Wellbeing, Informazione, Prospettive”, in programma l’8 ottobre 2025.
Il Professor Vincenzo Mirone, Responsabile Scientifico e Provoker dell’iniziativa, guiderà tre talk show dedicati al tema della longevità e alla salute dell’informazione. Sarà l’occasione per riprendere e approfondire molti dei temi trattati in questo articolo, con il contributo di esperti.
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