Prevenzione, innovazione e nuove tecnologie sono strumenti fondamentali nella lotta al tumore alla prostata. Ma per il professor Vincenzo Mirone, urologo di fama internazionale, la vera differenza si gioca nel rapporto umano. Un’intervista che racconta non solo l’evoluzione dell’Urologia, ma anche il volto più autentico della medicina.
“Credo fortemente che il rapporto
umano sia ben più importante di
quello medico. Non si può essere buoni medici
se non si è in grado di entrare nella vita della
persona che è davanti a te. E parlo di persone,
non di pazienti. Il rapporto tra persona
e persona anche nel complesso “ring”
delle malattie è certamente
più importante che essere un buon urologo.”
Professore, quando ha capito che questa specializzazione sarebbe stata la sua strada?
Da piccolo volevo fare l’ambasciatore o il neurochirurgo, poi ho capito che l’Urologia era la mia strada perché a diciotto anni ebbi una prostatite determinata dall’eccesso di peperoncino e da una lunga corsa in bicicletta. Andai da un urologo bravissimo e capii che quella era la mia strada.
Perché, nonostante l’informazione sia aumentata, la prevenzione prostatica resta ancora “rimandata”?
L’informazione è vero è aumentata, ma l’uomo è complesso da gestire. La prevenzione maschile è il 30% inferiore rispetto a quella delle donne, quindi una volta fatto PSA e Testosterone, si accontenta, si nasconde dietro a un dito e si va dall’urologo solo in extremis.
A che età un uomo dovrebbe iniziare a fare controlli alla prostata?
Secondo le linee guida della Società europea, di cui faccio parte del gruppo direttivo, l’età per iniziare la prevenzione al cancro alla prostata, che nel 2027 si appresta a superare tutte le altre neoplasie maschili, è 45 anni. Si deve fare l’esame del PSA (chiedendo le tre frazioni: totale, libero e frazionato), visita urologica ed ecografia transrettale. Quello che fa proprio la differenza è l’esplorazione digito rettale, così demonizzata dagli uomini.
Alimentazione e stile di vita: esistono abitudini che possono davvero fare la differenza?
L’alimentazione è importantissima, ci sono delle linee guida sulla prevenzione che prevedono il consumo di cibi ricchi di antiossidanti.
È vero che i tumori più gravi possono comparire in assenza di PSA alto?
Assolutamente vero. Spesso un PSA sotto i 3 nanogrammi, può nascondere un cancro alla prostata molto aggressivo. Abbiamo 46000 nuovi casi di cancro alla prostata ogni anno e 7000 morti. Ma la percentuale di guarigione è del 93%, quindi il vero segreto è fare prevenzione.
Quanto stanno cambiando la pratica urologica la robotica e le nuove tecnologie di imaging nella diagnosi e nella chirurgia?
La robotica ha cambiato moltissimo la previsione di guarigione perché è una chirurgia ad alta definizione, ampiamente tecnologizzata, ma abbiamo già una nuova frontiera, che sono le terapie focali che consentono di curare direttamente il nodulo prostatico evidenziato come neoplasia. Il futuro è proprio nelle terapie focali, sia nelle neoplasie prostatiche che renali.
Se dovesse lasciare un solo messaggio agli uomini quale sarebbe?
Non trascurate voi stessi, non abbiate paura perché la vita è molto importante per le vostre famiglie, mogli e figli.
Professore, i medici vengono spesso percepiti come persone impassibili. Nella sua esperienza, c’è stato un caso clinico o un momento in cui ha dovuto fare i conti con un’emozione forte o con una fragilità personale?
Posso dire che esperienze importanti nella mia vita professionale si realizzano tutti i giorni, quando visito i miei pazienti. Credo fortemente che il rapporto umano sia ben più importante di quello medico. Non si può essere buoni medici se non si è in grado di entrare nella vita della persona che è davanti a te. E parlo di persone, non di pazienti. Il rapporto tra persona e persona anche nel complesso “ring” delle malattie è certamente più importante che essere un buon urologo.
di Ilaria Carloni
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