Fino al 15% delle coppie non riesce ad ottenere il concepimento dopo un anno di rapporti sessuali non protetti. Tra queste, nel 50% dei casi l’eziologia è da ricercare nel partner maschile. La prima indagine da eseguire nell’uomo è lo spermiogramma, grazie al quale viene fatta un’analisi chimico-fisica del liquido seminale. È ormai noto come l’ambiente in cui viviamo possa avere un profondo impatto sulla qualità del seme.
Il tipo di alimentazione, l’esposizione ad agenti chimici come il fumo di sigaretta, attività lavoratrive che prevedevono posizioni sedentarie prolungate, oppure esposizione ad alte temprature o vibrazioni, possono riperquotersi sulla fertilità maschile. Una recente pubblicazione condotta da Eisenberg e collaboratori [1], ha indagato se lavori che prevedano sforzi fisici importanti potessere avere un’impatto sulla qualità del liquido seminale. Hanno osservato che sforzi fisici pesanti legati al lavoro possono essere associati a una qualità ridotta del seme, sopratutto in termini di numero di spermatozooi.
Poiché questi sono fattori potenzialmente modificabili, ulteriori ricerche dovrebbero determinare se il cambiamento o la cessazione di questi possono migliorare la fertilità maschile. In attesa di ulteriori studi clinici sull’argomento si raccomanda la giusta attenzione da parte degli urologi e di tutta la comunità scientifica.
Dr.ssa Claudia Collà Ruvolo
Dr. Gianluigi Califano
Bibliografia: