15 Novembre 2021

Telemedicina e urologia: un futuro insieme è possibile?

La pandemia ci ha messo i bastoni fra le ruote in tutti i modi possibili. La necessità di non assembrarsi (per non creare focolai) e l’imperativa astensione alla socialità (che ci ha allontanati gli uni dagli altri e imbarbariti) ci sono piombati addosso come una doccia fredda. I luoghi di ritrovo (inclusi gli studi medici) si sono svuotati e le responsabilità ci hanno imbavagliati. I più lungimiranti (e tecnologici) hanno sfruttato la distanza per ingegnare nuove forme di comunicazione, come MicrosoftTeams, la videochiamata, Skype, FaceTime. Anche molti medici hanno cavalcato l’onda, deponendo la sacralità della visita “face to face” per dilettarsi nella Telemedicina. Ma la Telemedicina è davvero roba da medici? L’ EAU (European Association of Urology) ci sorprende con un: “sì!”.

Innanzitutto, oltre i motivi legati al Covid-19, facilita il supporto a distanza, risolve problemi di mobilizzazione e mobilità del paziente e riduce l’incubo di tutti i medici: il “sono venuto per chiacchierare”, facendoci guadagnare tempo e fiducia nel prossimo. Unico problema è la recettività essendo non tutti i pazienti nelle condizioni di collegarsi ad un computer.Ora che le restrizioni si sono allentate e il Febbraio 2020 è lontano, la telemedicina potrebbe affiancare l’attività assistenziale, snellendo la pressione ospedaliera ed ambulatoriale (almeno per i codici verdi o bianchi). Più piattaforme o forum dovrebbero essere instituiti, dove il paziente può cercare ed avere risposte senza essere stordito dalle fake news. Stiamo a vedere cosa ci riserva il futuro.

 

(Ref. DOI: 10.1016/j.eururo.2020.06.031)

 

 

Dr. Francesco Di Bello

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